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Domenica 8 agosto… e noi facciamo i turisti a Roma!

8 agosto, di vacanze neppure a parlarne perché in pentola bolle troppa roba e bisogna farsi trovare pronti alla ripresa, però sono svogliata, qualche ora che non sia computer, segni zodiacali e pianeti penso di meritarla senza sembrare lamentosa, con mio marito decidiamo di fare i turisti a Roma.

Dove si va? San Pietro? Vada per San Pietro ora che il papa non c’è e così cerco anche la tomba di San Giuda Taddeo che a quanto mi hanno detto dovrebbe trovarsi  sotto l’altare di San Giuseppe. Il traffico è scarso, arriviamo rapidamente in piazza San Pietro ed ecco la prima sorpresa: è completamente circondata da una bassa cancellata che va dall’inizio di un braccio del colonnato all’altro, da un paracarro all’altro. Prima non c’era nulla, da quanto tempo manchiamo?

Si cerca il parcheggio, impresa sempre  laboriosa, lo troviamo e torniamo sui nostri passi… anche il colonnato è tutto transennato, lo costeggiamo finché non incontriamo un varco e un primo problema: la gente è in fila, ci inseriamo o aspettiamo che arrivi la fine per metterci in coda? Già, ma chi è alla fine della coda è entrato da un altro varco, da dove continueranno ad entrare persone, e noi ci inseriamo cercando di sembrare disinvolti.

Si segue un passaggio obbligato, un corridoio di transenne che fa anche qualche gomito. E’ abbastanza ampio, siamo in tanti e c’è chi si ferma per aspettare qualcuno, chi si blocca per chiacchierare, chi è già stanco e va a passo di lumaca. Che si fa: si sta in coda o si superano i tiratardi visto che lo spazio c’è? La giornata è serena, il sole splende e c’è anche un po’ di arietta, si sta benissimo ma si perde un sacco di tempo che preferirei dedicare alla visita della basilica, decidiamo di superare i tiratardi e possiamo farlo senza dare spintoni a nessuno.

All’improvviso un imbuto, ci sono i metal detector. Arriva il nostro turno e, al solito, faccio suonare tutti i campanelli ma devo avere la faccia della persona per bene (o sarà perché li attraverso sempre con le mani alzate?) fatto sta che le due guardie mi dicono: “Prego, vada pure signora”. Eccoci finalmente sotto il colonnato, sempre guidati da transenne arriviamo ad una sorta di nuovo posto di blocco dove due signori fanno passare le persone vestite decentemente come me e Gerardo, e dicono di mettere qualcosa sulle spalle o attorno alle gambe a gente che crede di essere in spiaggia.

Ora, potrai anche non essere credente ma non credo che per quanto straniero tu venga da un altro mondo e che non sappia che in chiesa ci si devono coprire spalle e cosce.  Qualcuno  tira fuori un foulard, qualcuno addirittura l’asciugamano di un albergo. Eccoci in Chiesa… che tristezza, sembra una stazione, la hall di un albergo, mi confermo nel fatto che ci andrò sempre e solo quando non ci sono funzioni e turisti.

Altra sorpresa: la parte centrale della navata è completamente transennata fino all’altare, si circola lateralmente. Noi sapevamo dove andare, prediamo  la nostra direzione, ecco l’altare di San Giuseppe… la cappella è transennata, c’è una sola apertura sorvegliata da un bel figliolo che ci blocca. In pratica: de chi se pasa no. Alt un attimo, dice Gerardo, se questo è l’altare di San Giuseppe noi siamo venuti per pregare San Giuda Taddeo. Ah, se è per pregare, prego, accomodatevi, ma solo per pregare.

Felice e commossa arrivo all’altare, ecco la scritta che ricorda Simone e Taddeo, mi inginocchio e dico le mie preghiere. Dopo un po’ usciamo e al bel figlioletto mio marito chiede da che parte è stata sistemata la Veronica. Il ragazzo, imbarazzato, ci dice che lavora lì da solo otto giorni e tante cose non le sa. Precario? Fa una smorfietta. Figliolo, gli dico, lei è nel posto giusto: non solo Giuda Taddeo è il santo dei casi senza rimedio, in Perù è anche invocato da chi cerca lavoro. Resta un attimo perplesso, poi scoppia in una quansi silenziosa risata, alza il pollice e mi ringrazia per la dritta.

Proviamo ad arrivare ad altre cappelle, sono tutte transennnate e di qui non si va e di qua neppure, Gerardo incomincia a brontolare che siamo in una chiesa a metà, arriviamo alla Sacrestia, entriamo… Che ne dici di vedere il Museo con il tesoro di San Pietro, mi alletta Gerardo, c’è un sacco di oro.  Sei euro a testa e quattro schifezzelle, è un autentico furto. Usciamo, cerchiamo di vedere qualche cappella, Gerardo vuole andare a toccare il piede a San Pietro, non faccio in tempo a dire: “Se  ci fanno avvicinare” che questa volta non sono solo transenne ma addirittura una bassa parete di legno. Salutiamo da lontano il santo, faccio il cenno di toccargli il piede e torniamo sui nostri passi.

Di qui non si va, di qui neppure, all’improvviso mi si piegano le gambe, cerco un posto dove sedermi ma  non ci sono neppure degli scalini, non c’è nulla di nulla e mi folgora un’idea: l’unico posto con i banchi era la cappella di San Giuseppe, ecco perché ti fanno entrare solo se hai come scopo la preghiera e dai un’indicazione pecisa, altrimenti sarebbe stata invasa da gente stracca quanto noi.

Siamo passati a salutare la Madonnina della Pietà, e ce ne siamo andati un po’ delusi. Non siamo stati in Chiesa, non siamo stati in un museo, abbiamo visto braccia e schiene nude, scollature abissali con le tette praticamente fuori, calzoncini fino all’inguine e la ragazzotta straniera che ancora li ripiegava e mi sono chiesta se sono così maleducati anche al loro paese o se lo diventano perché pensano di essere in una terra di maleducati dove tutto è permesso.

Chissà perché quando vado all’esterno cerco di uniformarmi ai costumi del luogo. Certo, in Egitto o in Tunisia non ho messo il velo, ma stavo coperta e composta, figurarsi che al povero Gerardo, alla Chiesa della Natività, il prete ortodosso non lo fece entrare perché aveva i bermuda: gli arrivavano oltre il ginocchio ed erano anche belli larghi, una signora voleva prestargli il suo pareo ma non ci fu niente da fare. E in San Pietro sembrava di essere in spiaggia, c’era anche gente con le ciabatte da mare. No, non sono i turisti che mi piacciono. Non è questione di avere la puzza sotto il naso, di essere una snob inguaribile, ma puoi stare comodo e fresco anche con una  tuta leggera e non tutte costano capitali, con una camicetta con le mezze maniche, senza esibire spalline di reggiseno, petti più o meno villosi e ascelle sudate.

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2 Commenti to “Domenica 8 agosto… e noi facciamo i turisti a Roma!”

  1. Cettina scrive:

    Ti do ragione su tutta la linea! Ho avuto esperienze quasi uguali, in Italia e all’estero, e ho sempre pensato che abbiamo dimenticato, troppo e troppo velocemente, che la forma, la famigerata forma, talvolta (spesso, secondo me) è sostanza più della sostanza……
    Buone (quasi)vacanze! O dovrei dire buon (quasi)lavoro? :-) Ciao
    A proposito. quando ci dici qualcosa di Urano e Giove in Ariete? Domanda interessata, lo ammetto, essendo ariete di sole luna e venere…

    • antoniabonomi scrive:

      Carissima, se il formalismo è rispetto per se stessi ed educazione verso gli altri e i luoghi che visito è la mia regola, senza ipocrisia, viva il formalismo, sono una formalista. Quanto ad Urano e Giove, arriveranno. Per ora sono giusto barlumi e sono ancora troppo incisivi nei Pesci. Grazie per gli auguri, in realtà le mie “ferie” sono piccole fughe di qualche ora, ciao ciao, Antonia

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