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Petulio e noi… noi e Petulio, chi ha adottato chi?

La storia e cominciata quale settimana fa. Abitiamo all’ottavo piano, il nostro orizzonte è libero,  i castelli romani ci fanno da corona, c’è un gran via vai di uccelli di tutti i tipi,  a volte passano stormi stridenti di pappagallini verdi, i passerotti in proporzione sono persino pochi. 

Un giorno ecco che un passerotto si posa sulla ringhiera del balcone dello studio e inizia un “cip… cip” bitonale. Niente stornellate, proprio solo “cip… cip” bitonale a macchinetta, senza sosta. Se sono immersa nel lavoro personalmente riesco a non sentire niente, dopo un po’ mio marito gli strilla di smetterla perché è proprio fastidioso.  Il passerotto vola via, dopo poco torna e vai col “cip… cip” bitonale. Mio marito ed io ridiamo, l’uccellino se ne va, l’uccellino ritorna  sempre col “cip… cip” bitonale, salterellando sulla ringhiera.

Se mio marito gli diceva di andarsene perché era noioso lui si allontanava e neanche poi tanto perché andava sul tetto a guardar giu, dopo poco  tornava e via col “cip… cip” bitonale per minuti e minuti e minuti. Passa oggi che viene domani, il passerotto arriva, salta tra i vasi dei fiori e sul balcone, ci fa la sua cantatina, lo vedono anche le mie figliole che si fanno le pazze risate con ’sto robino zampettante che non ha nessun timore neppure se siamo sul balcone.

Per spaventarlo gli dico che mio marito ha una gran voglia di polenta e osei e i passeri sono proprio l’ideale ma niente da fare, lo soprannomino Petulio perché è proprio petulante con quel “cip… cip” bitonale finché lo vedo bere l’acqua da un sottovaso. Lo dico a mio marito il quale… decide di mettergli una ciotolina con l’acqua. Per caso non avrà fame povero Petulio? Da una settimana il rude Gerardo mette anche le bricioline di pane sulla ringhiera, Petulio arriva e spariscono in un batter d’occhio. Al mattino, quando alzo la tapparella dello studio, ecco Petulio che zampetta allegramente sul balcone e subito mi dà il buon giorno col suo “cip… cip” bitonale. Il mio dubbio è: abbiamo adottato noi Petulio o  è stato Petulio ad adottare noi?

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4 Commenti to “Petulio e noi… noi e Petulio, chi ha adottato chi?”

  1. beobilla scrive:

    Mia cara amica ho letto con piacere l’adoziobe di Petuio.
    In queste settimane una cardellina coraggiosa ha deciso di costruire un nido
    su una giovane pianta di acero rosa,una pianta esposta a venti di bora che l’hanno flagellata per parecchi giorni.
    Quando il sole ha finalmente fatto capolino nel nido c’erano quattro piccoli
    pigolanti,protetti e eccuditi da una mamma anorosa.Non abbiamo più tagliato l’erba sottostante per non disturbare la piccola mamma.Ad uno ad uno i piccoli hanno lasciato il nido.L’ultimo con piccoli voletti timorosi.Alfine sono volati verso fronde più sicure.
    E’ stato bellissimo e ne siamo tutti fieri come se i piccoli fossero nostri.
    Qualcosa ci lega a queste piccole creature….l’amore per la vita.
    Grazie carissima Antonia.
    Leggerla è sempre un piacere.

    Beobilla

    • antoniabonomi scrive:

      Due giorni fa il povero Petulio ha avuto uno scontro con un grosso, tronfio colombo nero che voleva rubargli le sue bricioline! Davide contro Golia, il cip cip bitonale di Petulio aveva punte isteriche… è intevenuta la vedetta Antonia che ha chiamato la cavalleria Gerardo che ha fatto scappare il piccione. Ora, si mettono le bricioline e si controlla che arrivi il passerotto a mangiarle. Insomma, in attesa che arrivino nuovi nipotini, i 5 esistenti sono ormai grandi, la famiglia ha adottato un passerotto. Anche questa è vita!

  2. nicole scrive:

    Non è adozione…si è insediato, altra roba.Avevo una coppia di merli cittadini,Merlino e signora: uno scandalo come mi riducevano il balcone, terra dovunque. Con i gatti che guardavano con occhi giganteschi e fremevano per la porta vetri ermeticamente chiusa. Sai che polenta si sarebbero fatti..

    • antoniabonomi scrive:

      Di “occupazione del suolo” abbiamo già avuto esperienza, come i fringuellini che deposero le uova in una pianta di asparagina che avevo sul balcone. Erano comiche: l’Antonia che bagnava la pianta con il contagocce e solo all’orlo per non creare problemi alle uova, l’uccellino che covava che come aprivo la porta finestra volava sul tetto dirimpetto e saltellando avanti e indietro sulla grondaia cinguettava guardandomi. Non conosco il linguaggio degli uccelli, ma dal tono sembrava mi invitasse educatamente a togliermi dai piedi e anche in fretta.

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