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Siamo a Ferragosto, non amo le “feste comandate”…

ma colgo la palla al balzo e due giorni di disintossicazione mentale me li concedo volentieri.

Certo che sbircerò i giornali, certo che guarderò la televisione ma senza prendermela più di tanto per tizio e per caio e me ne infischierò di sempronio, certo che qualche piccolo lavoro lo farò, ma con calma, a passo lento e quando ne ho voglia io e non perché l’orologio incalza. Per un paio di giorni mi godrò la mia casa (pagata con i sacrifici della famiglia e con tanto di mutuo che lasceremo in eredità!), magari farò l’inventario delle civette e dei gufi, oppure terminerò di leggere quel libro appoggiato sul tavolino da… beh qualche mese, forse sei e ho dimenticato anche di cosa tratta! Se l’ho piantato lì senza portarmelo anche a tavola, significa che non era un granché. 

Potrei decidere cosa fare di quel lenzuolo iniziato a ricamare quando Berta ancora filava, oppure potrei fissare i fiori sulle scialle… no, è di lana e fa troppo caldo. Potrei… potrei anche non fare un bel niente e andarmene a zonzo. Penso che faremo proprio così, a zonzo senza meta e se ci stufiamo torniamo a casa. Previsioni a parte, auguro un sereno Ferragosto a tutti!

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2 Commenti to “Siamo a Ferragosto, non amo le “feste comandate”…”

  1. Cettina scrive:

    Ciao Antonia! Una volta di più mi sono stupita di quante cose, senza saperlo, abbiamo in comune! E non mi riferisco solo alle civette e ai gufi o ai giudizi pesanti sui nostri cosiddetti uomini politici (io li chiamerei bestioni asociali o antisociali se non temessi di offendere le povere bestie). Nemmeno io amo le feste comandate, anzi, a essere sinceri, le detesto: l’obbligo di divertirsi -Ferragosto, Capodanno e Carnevale ne sono il classico esempio- un po’ mi infastidisce un po’ mi fa diventare polemica e un po’ tira fuori la pecora nera che da qualche parte è sempre all’erta. Col risultato che, sempre alle famose feste a comando, finisco col cincischiare, perdere tempo,gingillarmi senza conclusione. Per dirla con un intraducibile verbo cosentino “paparìo” (ovvero vado di qua e di là come una papera), ecco, papario alla grande, ben felice di farlo!
    Buon Ferragosto di svagate e serene papariate anche a te!

    • antoniabonomi scrive:

      Carissima, conosco il termine papariare perché lo usava anche mia madre che, non so se lo sai, era di origini calabresi con padre di Mammola e madre di Rosarno. Io volevo papariare… ma l’Antonia propone e le figlie dispongono, il risultato è che con armi e bagagli, ovvero quelle cose buone che cucina la mamma ci siamo trasferiti tutti a casa di una figlia. Ed è stato un buon giorno.

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